Nero su Bianco

Ciao a tutti! Stranamente mi sono persa via e non ho più aggiornato il blog… Sono a Ferrara da sola, Tom è a casa sua e devo stare in balia di me stessa per una settimana. Temo il momento in cui lo stomaco inizierà a brontolare dalla fame, dato che in genere è Tommaso che cucina e io -forse- riesco solo a mettermi su una pasta, se va bene con sugo di pomodoro già pronto. Quindi, mentre aspetto il richiamo della cucina, aggiorno pensieri&stati d’animo. Mi sto preparando psicologicamente al Mantova Comics, convention di fumetti che si svolge da venerdì 24 a domenica 26 febbraio. Ovviamente devo sperare che non nevichi, altrimenti Trenitalia sclera di brutto e invece di 3 ore di viaggio devo sorbirmene 36. MA veniamo a noi, e a perché mai me ne vado a Mantova invece di fare le valigie e scappare ai Caraibi. Chi mi conosce lo sa bene (dato che gli scasso le p***e in media 12 ore al giorno), chi non lo sa avrà l’occasione di leggerlo qui (che culo, eh? e ormai non potrete più smettere di leggere, mwahah!). Se non l’avevate ancora capito, è perché sono in cerca di editor e autori di fumetti che mi diano lavoro come inchiostratrice. La prima domanda che in genere mi pone la gente è “Che cosa fa un’inchiostratrice?” Ora, come spero, so che i miei pochi lettori sono delle persone perspicaci, ma se così non fosse spiego subito come si svolge questo lavoro: prendi un pennello, lo intingi nella china, inchiostri le matite che ti hanno dato. Easy, no? A parte gli scherzi, ho notato che inchiostrare  non è così semplice e spontaneo come credevo. Come in tutti i lavori che rientrano nel campo delle arti (e non solo) si deve essere costanti, motivati, non buttarsi giù per i propri errori e imparare da questi. Ho scoperto l’inchiostrazione nel secondo anno della Scuola Comics, ormai quasi tre anni fa, ma inchiostro seriamente dalla scorsa estate. La prima volta che ho preso in mano pennino e china è stata un viaggio spirituale, mi sono emozionata da matti e ho pensato “Sì, questo. QUESTO è quello che voglio fare nella vita!” , mentre i compagni di classe mi guardavano- giustamente- preoccupati. Ho lavorato principalmente con il pennino, e nelle mie tavole a fumetto studiavo per di più i tratteggi (idoli di sempre: Sergio Toppi e Thomas Ott).  Un errore in cui incappo SEMPRE è che inchiostrare mi piace talmente tanto che evito di curare il disegno a matita per lavorarci sopra il prima possibile con la china. Per cui spesso le mie anatomie, prospettive, etc fanno abbastanza schifo. MA prima o poi mi arriverà una tegola in testa che mi farà cambiare radicalmente. Il pennello l’ho scoperto l’ultimo anno della Scuola Comics, ed è stato amore a prima vista. Ho scoperto che i tratteggi si possono fare più fini del pennino, ma li ho abbandonati un po’ per darmi alle linee più fluide e dinamiche. Inoltre mi piace da morire la china sfumata, di cui mi sono innamorata leggendo “Blankets” di Craig Thompson. Meraviglia, se avete tempo leggetelo, resta nel cuore! Quindi, torno al fatto che mi sono impuntata per diventare un’inchiostratrice. Come si fa a trovare lavoro come inchiostratore? Beh, se avete qualche idea chiamatemi! Si gira per fiere, si mostra il book, si mandano e-mail. E ovviamente ci vuole quello che mi manca- ma ho fiducia che arriverà- cioè un po’ di autostima. La mia prima fiera di fumetto in cui ho portato il mio book di inchiostrazioni è stato il Lucca Comics 2011, e ho ricevuto inaspettatamente i complimenti di molti, tra cui tre grandi autori di fumetto italiani, nonché altrettante proposte di collaborazione. Sono rimasta allucinata, anche perché quelle erano le mie prime inchiostrazioni “serie”, fatte sulle matite di autori che disegnano per la Marvel o la Dc, primo tra tutti David Finch. Quindi per il futuro spero di poter andare sempre in meglio. Non vi svelo nessun nome di coloro che mi hanno fatto delle proposte non perché me la tiro infinitamente, ma perché sono parecchio scaramantica, e in questo settore inoltre le cose vanno- giustamente- a rilento. Prima ci deve essere una storia, poi ci devono essere delle matite, delle matite definitive e infine (ma prima del colorista) arriva l’inchiostratore. Quindi, si aspetta, e nel frattempo si cerca di migliorarsi. E’ un po’ che non prendo in mano il pennello e dopo ricomincio, mi scaldo la mano per un’ora circa e disegno linee dritte e linee curve, linee dritte e linee curve, e così via. La cosa negativa di quando inchiostro- se si può dire negativa- sta nel fatto che per quante ore io possa stare ad esercitarmi nessuna, e dico NESSUNA linea che faccio mi darà mai soddisfazione. Segno troppo fino, troppo grosso, troppo tremolante. Cerco sempre di fare del mio meglio ma resto sempre parecchio critica, ma credo che nessun autore o disegnatore sia mai soddisfatto di sé stesso completamente. Per cui cerco di accontentarmi, sapendo che più inchiostrerò, più avrò la possibilità di migliorarmi. In più quello che mi scoccia da morire è il tipo di carta che uso. Essendo una feticista della carta, ne ho provata parecchia. Per la china più “sfumata” e particolare uso la Canson ruvida, per un segno più definito uso la Schoellers Hammer liscia. Ma, anche se si tratta di carta più che buona, sono sempre inca**ata come una iena per i segni che faccio, perché mi sembra che la carta “spanda” la china. Probabilmente (siccome me l’hanno detto in tanti) sono solo seghe mentali che mi faccio, perché guardo ogni segno quasi con la lente d’ingrandimento, e nessuno nota i particolari sbagliati che mostro. Mah? Devo impegnarmi al massimo con i piani (linee più grosse in primo piano, linee più fine nel secondo) e voglio assolutamente essere in grado di inchiostrare su matite non definite (al contrario di quelle di David Finch, che entra nel particolare più infimo che esista). Vorrei poter lavorare con un disegnatore e far sì che la mia china cresca di pari passo con i suoi disegni, fino a poter dire di conoscere talmente tanto le sue matite da poter inchiostrare il minimo schizzo che fa. Perché, sembra facile, ma un inchiostratore deve saper avere un segno personale, che lo caratterizzi, ma anche seguire il disegno che c’è sotto, e capirlo in fondo senza inventarsi nulla che non ci sia disegnato. Almeno, ora la penso così. Comunque, l’autocritica va sempre bene, ma lasciatemi dire che mi gaso da morire quando so che devo inchiostrare, quando lavo il pennello e apro la boccetta di china, quando trattengo il respiro mentre inchiostro. Più che disegnare, più di qualsiasi cosa. Mi sento anche sotto stress, paura di sbagliare (che NON deve esserci, altrimenti sbagli), cercare di essere fluidi e dinamici… ma ogni tanto ho anche i miei deliri di onnipotenza, dati dal nero della china sul foglio bianco. Sinceramente, devo ancora capire perché mi piaccia così tanto, e perché voglio vivere di questo (si può, vero, vivere di questo, sì?), perché il nero su bianco sia così trascendentale per me. Aspettiamo e vediamo se al Mantova Comics avrò qualche altra soddisfazione! Bene, smetto di scrivere e provo a vedere se in cucina c’è un cuoco che mi ha preparato una grigliata con patate fritte! Alla prossima!

Le tavole che vedete sono disegnate da David Finch e inchiostrate da me medesima, e risalgono a luglio 2011. Ho visto che il mitico David sarà al Napoli Comicon, e quasi quasi vado a trovarlo… sarà molto impegnato, ma troverò il modo di parlargli nel mio super inglese maccheronico, e lo stresserò così TANTO che alla fine, sconfitto, mi prenderà ad inchiostrare per lui. Crederci bisogna!

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2 thoughts on “Nero su Bianco

  1. Anch’io ho la passione di diventare inchiostratore, ma tu vai anche al ROMICS? Abbiamo la stessa passione ma non ho avuto possibilità di far vedere i miei lavori a nessun editore di fumetti. Come fare? Vorrei vivere di questo!!!!!!!

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