Disegnare (a mano) salva la vita.

So che il titolo di questo post è strano, ma mi è venuto d’impulso. Leggevo alcuni giorni fa questo articolo su Roba da Disegnatori, il blog per tutti gli amanti del disegno tenuto da Morena Forza, Laura Iorio e Martina Cecilia. (Lo avete mai letto? Ve lo consiglio vivamente per gli articoli interessanti e la ricerca costante di autori differenti e da cui prendere spunto).
Nell’anno piovoso che ho passato ho dato spesso un’occhiata a questo blog. “Spesso” vale a dire nelle rare volte che avevo una connessione ad Internet, e “spesso” significava quando ero in uno spirito relativamente felice ed avevo ancora voglia di interessarmi al disegno. Ho chiuso parecchie porte al disegno. Non volevo vedere né sentire parlare di disegno. E la gente che disegnava era diventata mia acerrima nemica. Non volevo vedere che il Mondo andava avanti fregandosene della mia staticità. E forse per questo voglio parecchio bene al blog di cui vi ho parlato, perché comunque sia sa darti una carica positiva, un “caz*o, ma se non disegni che COS’ALTRO puoi fare nella vita, che vuoi fare solo questo?”.
Tornando al titolo del mio post, si collega un po’ al post di cui vi ho messo il link, scritto da Morena.
Avrei un sacco di cose da dire, e spero di non perdermi per strada. In quest’anno ho scoperto alcune cose, magari molti di voi le sanno da sempre, ma io non le avevo mai capite. Quante volte ho chiesto agli autori di disegno “che carta usi?”. Ero una feticista della carta, soprattutto per quanto riguarda l’inchiostrazione. Ogni segno al mio sguardo era sporco, o non aveva le dinamiche giuste, o la carta sbavava. E tutti mi hanno sempre detto che queste cose le vedevo solo io. Ma mi fissavo, ogni segno era sbagliato e il segno dopo DOVEVA essere quello perfetto, ma quello dopo era ancora sbagliato e allora confidavo che IL PROSSIMO sarebbe stato quello perfetto, e così via in una spirale di perfezionismo che non mi faceva sciogliere la mano, mi faceva inchiostrare in apnea, e soprattutto non mi lasciava libertà di esprimermi con tutta me stessa. Idem con i colori ad acquerello. Non sono mai stata capace di usarli, e se disegnavo con questi andavo in paranoia. Era un costante “non so farlo”, “è banale”, “non userò MAI PIU’ gli acquerelli”. Ho scoperto tra l’altro di essere un’odiosa testarda, odiosa più per me che per gli altri, perché la mia testardaggine probabilmente mi ha portato a fossilizzarmi sulle cose che “so fare” più che a sperimentare ed a sporcarmi le mani. Ma le crisi sono belle perché ti mettono in discussione, ti fanno cercare nuove libertà, ti vanno venir voglia di uscire dagli schemi che sono diventati troppo stretti e nei quali rischi di soffocare. Così ho preso un block notes a quadretti di quelli da pochi euro, scrivendoci con la solita penna biro che prendo fin dalle elementari e dalla quale non mi sono mai separata. Avevo provato tempo fa a disegnare sulle Moleskine da venti euro, ma ovviamente non ho mai riempito una pagina, troppo in paranoia all’idea di sbagliare e di rovinare quell’agenda perfetta. Così ho deciso di disegnare a caso sul mio nuovo block notes. A caso, pensieri, parole, tristezze e felicità. Ho disegnato senza prefiggermi una scadenza o una storia, senza un perché. Non perché “ah, questo personaggio mi piace, devo farci una storia”. Solo per disegnare. E mi è piaciuto un casino portarmi in borsa il mio block notes anche se poi non ci disegnavo, solo per l’idea di avere un amico al mio fianco. E (credo per la prima volta nella mia storia personale di block notes iniziati) l’ho finito. Prima usavo tanti fogli su cui schizzare, che tenevo in delle scatole, che non aprivo più o che mi sembravano “fini a sé stessi”. In sei mesi invece ho riempito un block notes che, se ora riapro, mi parla di me e mi racconta un percorso che ho fatto. E mi sono lanciata immediatamente a comprarne un altro.
Quindi, disegnare a mano ti salva la vita.
Mi è sempre piaciuto disegnare a computer, e qui mi ricollego al post di Morena Forza. Non ho mai denigrato il lavoro a pc, non ho mai pensato fosse “più facile” di quello a mano, e secondo me è un buon mezzo per ottenere certi effetti che nel modo tradizionale non otterresti. Dipende sempre da qual è il tuo scopo. Ho disegnato il mio libro a computer, dallo schizzo al disegno finale, e c’era un perché. Ma a volte sento il bisogno di staccare. A volte DEVO avere il contatto con la carta, tenere in mano il mio block notes, creare altri spazi di lavoro e vedere altri ambienti intorno a me. La “freddezza” del computer non la vedo nel disegno, ma nei gesti ripetitivi che il computer ti obbliga a fare. E, soprattutto, il pc ti permette di tornare indietro, di cancellare senza fatica, di allargare o rimpicciolire alcune cose con un clik. E’ per questo che mi piace disegnare direttamente su carta senza prima schizzare a matita. Direttamente in penna o con gli acquerelli (che sto usando per la prima volta in questi mesi), senza la possibilità di cancellare. Perché ho bisogno dell’imperfezione, ho bisogno di sapere che devo lanciarmi di getto, senza quasi pensare, ho bisogno di distrarre le mente liberandomi delle paure. Ed esorcizzando l’idea della “carta perfetta”, del “non viene bene perché è la carta che fa schifo”. Ho capito che il divertimento sta nel giocare con il disegno, mentre parecchie volte del disegno ho avuto paura, perché non era mai perfetto. Mi piace da morire disegnare con gli acquerelli sulla cartaccia del mio block notes, che imbarca acqua e se non stai attenta si buca!
Ovviamente non sto producendo chissà quali capolavori eh, sono schizzi giusto per me, ma mi piace lavorare di fantasia e divertirmi come un bambino che ha appena preso i colori in mano.
Vi posto alcuni disegnini che ho fatto nelle “pause” da pc, le foto non sono una meraviglia ma non avevo voglia di usare lo scanner (sconfiggerò anche te, ozio maledetto!).
Ciao a tutti!

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