London Calling!

(Volevo fare un fumetto sul fatto che ho finito un fumetto ma mi pagavo in visibilità e mi sono detta di no.)

cover

Gioia&gaudio, sto aggiornando il blog dopo mesi di fuoco e fiamme, e lo sto facendo per tirare le somme dopo aver finito “London Calling”, in uscita a Lucca Comics 2015 per la casa editrice Kleiner Flug (qui sopra vedete la copertina). Lo avevo già scritto ma lo ridico, il fumetto parla della mia esperienza a Londra e dà dei preziosissimi consigli a chi volesse trasferirsi in questa metropoli. No non andateci ché si spendono soldi e basta.
Qui potete trovare una piccola anteprima del fumetto!
Ho lavorato a questo progetto da marzo a settembre e sono stati sei mesi in cui ho messo alla prova me stessa con una sfida che non avevo mai affrontato: scrivere, disegnare e colorare un fumetto di 82 pagine. Detta così, sembra una cosa alla Indiana Jones, invece son stata sei mesi col culo sulla sedia.
Vorrei scrivere alcuni punti riguardo a quello che ho imparato, magari qualcuno li troverà utili, io di sicuro spero di ricordarmeli per i progetti futuri.
1- sceneggiatura e partenza:
in qualche modo bisogna iniziare. Io sono andata subito in panico perché era il mio primo fumetto lungo e non a vignette, e non sapevo come approcciarmi a questo progetto. Avevo già una minima base (il “London with Amore” che postavo qui quando ero a Londra), ma volevo fare una cosa più lunga e ricercata. Il fumetto è umoristico e si divide in storie brevi alternate a “stacchi” dove do delle informazioni più o meno utili a chi vuole trasferirsi a Londra. Scrivere la sceneggiatura non è stato facile, soprattutto perché ci sono momenti in cui le battute non ti vengono. Allora lasci lì la vignetta e vai avanti, perché sai che intestardirti su una battuta è una delle cose più sbagliate che puoi fare. Il problema è che poi magari ti ritrovi a rimandare troppo, e diventa abbastanza stressante pensare “Mi manca UNA battuta e ho finito la sceneggiatura!”. Tipo l’incontro finale tra Kenshiro e Raul. Insomma, non so cosa sarebbe stato meglio da fare, ma per il prossimo fumetto questo è un blocco da aggirare in qualche modo.
2- storyboard:
la storyboard per essere una storyboard deve essere disegnata male. La fai per capire dove vanno i balloons, i personaggi, per impostare l’equilibrio della tavola, insomma, non deve essere bella. Ecco, anche questo me lo segno per il prossimo fumetto, perché nel momento in cui dovevo fare una storyboard ho fatto le chine. Probabilmente ho preso paura perché il disegno mi sembrava incompleto e brutto (ma DOVEVA essere così, santo dio), quindi mi sono buttata direttamente sul disegno in bella (cosa sconsigliabilissima e da totali incoscienti, ché se l’editore poi ti dice “cambiami quattro tavole” voglio vedere se non preferivi fare una storyboard brutta e incompleta piuttosto che quegli sfondi con architetture rococò che adesso devi rifare).
3- colori:
non sono una colorista e non so colorare a computer, quindi ho cercato di trovare uno stile di colore che si avvicinasse il più possibile a quello dei miei personaggi. I colori sono piatti, e per dare più movimento e continuità alle vignette, ho aggiunto tratteggi e ombre. Ora come ora il risultato non mi dispiace, ma forse il prossimo fumetto lo farei in bianco e nero (perché mi piace un botto).

Non è stato tutte rose e fiori scrivere e disegnare questo libro, per quanto ami il mio lavoro c’è stato un punto in cui avrei mollato tutto per scappare in Brasile a contrabbandare noci di cocco. Per me che sono una persona che si butta a capofitto su un progetto, mantenere vivo l’interesse riguardo a questo fumetto per un lungo arco di tempo non è stato facile. Ho scritto la sceneggiatura, ho disegnato le chine, poi colorato tutto, e ho rivisto le stesse pagine e le stesse vignette ed ho riletto gli stessi dialoghi e le stesse battute per mesi. Pensavo che essendo un fumetto umoristico avrebbe dovuto farmi ridere in continuazione ed ogni volta che lo rileggevo, ed invece nulla, nelle ultime settimane la mia testa modificava di nuovo tutte le battute, le vignette, i disegni, perfino lo stile del disegno. Ma per fortuna mi sono imposta di continuare come avevo iniziato. Ho letto alcuni fumetti disegnati benissimo nelle prime pagine ma, circa a metà, si vede una specie di cambio di rotta e sembra che il fumettista abbia quasi perso interesse ed attenzione ai particolari che all’inizio caratterizzavano il suo disegno. Nelle ultime settimane di lavoro è quasi capitato anche a me, ed essendo la prima volta che mi cimentavo con degli sfondi (semplicissimi, ma in linea con lo stile del fumetto) mi dicevo “Ma sì, ma tirala via ‘sta vignetta, che te frega di impazzire due ore per la prospettiva?”. Per fortuna mi sono costretta a stare davanti al computer a cercare di mantenere una linearità nelle pagine. Quindi da questo lato sono molto soddisfatta, perché fondamentalmente ho disegnato cose che prima non avevo mai provato a disegnare, e mi sembra di avere iniziato a strutturare uno stile più mio, dove i personaggi si muovono bene nelle vignette.
Sotto: storyboard e colore!

bianco e nero

a colori

La cosa che più mi ha affascinata di questo periodo seduta al computer è di come cambiamo durante i giorni e i mesi. Forse ho imparato che non è così scontato che noi siamo noi e che facciamo quello che facciamo. Io stessa, nonostante non abbia vissuto chissà quali esperienze che mi hanno sconvolto la vita, ho cambiato gusti, sono passata attraverso migliaia di stati d’animo diversi, mi approcciavo alla gente in modi differenti, com’è normale che sia nella vita di tutti i giorni.
Forse è stata questa la parte più difficile: mantenere un determinato stile (che imposti dall’inizio del fumetto) fino alla fine, per tutte le pagine del libro, in modo che sia un lavoro continuativo, nonostante si cambi di continuo personalità.

Non so, forse mi faccio come al solito più seghe mentali di quanto dovrei. E’ andata benissimo, so, SO che da qualche parte ci sarà un errore che mi è sfuggito nonostante abbia riletto tutto decine di volte, ma mi metterò l’anima in pace quando lo sgamerò (no, non è vero, ho già pronto il taglierino).

Qui sotto potete vedere uno dei personaggi del mio fumetto: Cecilio drago pigro!

cecilio

Come al solito vorrei ringraziare Tom, e dirgli anche qui che mi spiace di essere stata sclerotica e di aver “perso” buona parte dell’estate. Prometto che la prossima ce ne andiamo a Palma di Maiorca per almeno un mese! Vabbè qui non dico altro, poi alle persone che leggono viene il diabete.
Poi ringrazio Alessio D’Uva, editore della Kleiner Flug, che mi ha dato piena fiducia e mi ha lasciato carta bianca, e credo che non ci sia niente di meglio per un “esordio”.
Alessio Bilotta (editor della Slowcomix, con cui sono usciti i miei primi due libri), che mi ha seguita consigliandomi e sostenendomi, e credendo veramente tanto in me (grazie, Alessio!).
(Ah, trovate la prima recensione del mio fumetto scritta da Alessio qui, sul suo blog Slowcomix – che tra l’altro è nuovissimo, andate a darci un’occhiata!)
I miei genitori che fanno il tifo a distanza per me e Marta ed Elena, che mi hanno incoraggiata ed insultata nei momenti in cui non sapevo più se andare avanti o no.
Michele Ginevra per la bellissima presentazione (la trovate nel libro!) e per i complimenti al mio lavoro. Grazie ancora!
E poi Nicholas, Linda, Filippo e Linda, insomma le persone che mi hanno lasciato parlare di loro nel mio fumetto, e che ci hanno dato una mano in quella bolgia infernale chiamata Londra.
Spero di non aver dimenticato nessuno. Non vedo l’ora di arrivare ai trent’anni per poter dare la colpa della poca memoria all’età.

E’ finita. Nelle settimane che anticipavano la scadenza mi proiettavo mentalmente a questo momento, al relax del dopo-libro, alla felicità di presentarlo a Lucca, al vuoto mentale dopo aver “partorito” un progetto ma anche al momento in cui dirò “Facciamone un altro, ho delle idee per altre storie”.
Ché adesso sembra che sia questo a farmi ansia, il dire “Non è che ho esaurito tutte le mie idee e battute in quelle 82 pagine?”, ma credo di aver solo bisogno di relax.
Se siete arrivati fin qui con la lettura nonostante non si parli di tette, vi ringrazio.
Se venite a Lucca passate allo stand Kleiner Flug, dove presenterò “London Calling” e dove ci saranno altri bravissimi disegnatori! (Siamo allo stand E139 nel padiglione in piazza Napoleone).
Ah, condurrò anche un laboratorio per bambini (giovedì 29, dalle 11.00 alle 12.00) in cui non avrò idea di cosa dire e lascerò spiegare ai bambini perché siano importanti la creatività, la curiosità e la fantasia. Qui trovate tutte le info. Inoltre tutti i giorni dalle 9.00 alle 10.00 mi trovate allo Stand della Scuola Comics a disegnare e sbavare sulla loro Cintiq. Venite a sfottermi perché sono povera!
Manca pochissimo e non so cosa aspettarmi da questo Lucca, ma ho l’impressione che sarà abbastanza folle e che mi lascerà come sempre con una carica allucinante addosso. Stay tuned e rock’n’roll, ci vediamo a Lucca!

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